Bradicardia, sintomi, cause e cura!

La bradicardia, al contrario della tachicardia, è un mutamento nell’aritmia cardiaca che vede scendere sotto il valore normale il numero di battiti del cuore.

Le cause della bradicardia possono essere davvero tante e di conseguenza i rimedi naturali legati a questo sintomo devono essere collegati alla malattia o patologia che l’ha causato.

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Tra i rimedi naturali per la bradicardia abbiamo prima di tutto quelle tecniche votate a mantenere sotto controllo lo stress.

L’aritmia cardiaca infatti viene influenzata dallo stato d’animo del momento, ed è per questo che è consigliato a tutte quelle persone che soffrono di bradicardia nervosa di seguire ad esempio corsi di yoga o meditazione. Un’altra medicina naturale è la musicoterapia, una medicina psicosomatica che permette non solo di ridurre lo stress ma anche la pressione sanguigna.

Se la bradicardia non è collegata allo stress ma ad altri tipi di problemi, dovremo rintracciare l’origine stessa della causa e iniziare a lavorare da li. La bradicardia ad esempio può nascere dall’alcol, dalla sigaretta, dall’uso di droghe, da problemi del cuore o della circolazione.

Una volta individuato il caso specifico è bene agire in modo tale da eliminare o tenere sotto controllo il problema. In ogni caso se pensate di soffrire di bradicardia consultate subito il medico e lasciate che sia lui a dirvi come agire.

Bradicardia, di cosa si tratta

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La bradicardia non è, rispetto a quanto comunemente sostenuto, una vera e propria patologia di origine propria bensì una sorta di “sintomo”, compreso però nei quadri d’indagine patologici, indotto da altre sindromi, o complessi semi-patologici multipli, che agiscono indirettamente sulla frequenza cardiaca, e di conseguenza sul meccanismo circolatorio, sebbene, molte volte, possa essere inteso come un quadro fisiologico, quindi del tutto normale, in determinati soggetti per i quali gli standard cardiaci sono al di sotto dei comuni valori. Tecnicamente, quando si parla di bradicardia, si vuol intendere una ridotta frequenza della contrazione cardiaca, che assicura la regolare pressione sanguigna all’interno dell’apparato circolatorio, col valori stimati al di sotto dei 60 bpm, ovvero battiti al minuto, per quanto riguarda gli adulti, e 100 bpm, per quanto riguarda invece neonati o bambini in età pediatrica.

Il ridotto calo di apporto ed afflusso sanguigno, necessario per irrorare tutti i tessuti e gli organi principali come reni, che da soli assorbono quali il 30% del flusso totale, fegato e cervello ha conseguenze variabili in funzione delle gravita, potendosi manifestare con sintomi lievi come il senso di vertigine, fatica oppure stanchezza più o meno diffusa, sino a problematiche di una certa complessità come dispnea, per la fatica del ricambio dell’ossigeno sanguigno, sincope, dolore toracico, vera e propria ipotensione con disturbi del sonno e della memoria, oltre che danni agli organi interessati, in particolar modo i reni che necessitano di una specifica pressione per poter funzionare a dovere.

Le cause sono multiple e possono interessare la funzionalità del muscolo cardiaco nell’ambito della sua capacità contrattile, in particolare riguardo l’irradiazione dello stimolo elettrico lungo la sua superficie, con anomalie che possono creare squilibri dei ritmi o della forza di contrazione, oppure legarsi a problemi di natura circolatoria come lo sviluppo di placche aterosclerotiche, le principali cause d’induzione ad infarto ischemico. Non restano però da escludere le conseguenze esterne, derivate dalle cattive abitudini di vita come l’abuso di alcool, di fumo e l’utilizzo di alcune tipologie di farmaci, senza seguire le direttive delle prescrizioni mediche, oppure di droghe specifiche che agiscono sui vasi circolatori oltre che sulla trasmissione elettrica.

La bradicardia va trattata adeguatamente con una serie di test di screening richiesti dal medico di base, oppure alla visita in ospedale, per poter comprendere, in caso di presenza di sintomi, la complessità del problema e stilare la migliore terapia di recupero o contenimento, in base anche al soggetto che ne è affetto.

Bradicardia, i sintomi

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I sintomi legati alla presenza di bradicardia sono vari e diversi in funzione non solo delle cause eziologiche che ne hanno causato l’insorgenza ma anche dello stadio di complessità che si articola su tre diversi stadi, è ovvio sottolineare però come non sempre, soprattutto nei casi nei quali è ritenuto uno status clinico fisiologico, essa porti con se complicanze oppure possa esser controllata come per gli atleti spesso con un calo drastico al mattino dovuto al tipo di attività alla quale il corpo è sottoposto.

Il primo quadro clinico viene definito come bradicardia lieve, interessa i soggetti che evidenziano una frequenza cardiaca compresa tra i 59 ed i 50 bpm, si tratta quindi di un lieve scompenso quasi privo di sintomi degni di nota se non una leggera stanchezza in determinate ore del giorno, quest’ultimo può però accentuarsi quando il soggetto evidenzia un calo nella soglia compresa tra i 49 ed i 40 bpm, definita come bradicardia moderata, che inizia a divenire già un sintomo d’allarme. Il quadro clinico si aggrava sensibilmente, il calo della frequenza ha infatti effetti negativi sull’organismo inducendo il soggetto a confusione, per la ridotta perfusione al cervello, vertigini e probabile sincope, sebbene la gravità e la sequenza di questi sintomi siano variabili in base anche alla singola persona ed al suo modo di sopportare il problema.

L’ultimo caso è sicuramente il più complesso, noto come bradicardia grave, si tratta di un calo drastico inferiore ai 40 bpm, quest’ultimo capace d’indurre a complicanze quali l’ipotensione, un calo della pressione sanguigna, responsabile di problemi ai reni oltre che al cervello per il quale ricordiamo si necessita di un forza di spinta importante per vincere la forza di gravità che si oppone in ortostatismo, con conseguenze come problemi di memoria, disturbi del sonno e soprattutto la dispnea, difficoltà respiratoria in questo derivata dalla mancanza di afflusso sanguigno al circolo polmonare, responsabile dello scambio gassoso e che veicola la funzionalità polmonare stessa.

I seguenti sintomi possono anche legarsi alla necessità futura di un intervento chirurgico correttivo, qualora la mancanza di risultati evidenti delle terapie e gli esami evidenzino una predisposizione dovuta al mal funzionamento del meccanismo di stimolazione elettrica del miocardio, ovvero il tessuto cardiaco, con la necessità di un pacemaker, oppure l’ostruzione dei vari principali a causa dell’eccessivo colesterolo e grassi con rischio d’infarto. Per tutti questi motivi, al comparire dei primi sintomi è consigliabile effettuare un monitoraggio delle pressione e recarsi, in caso di persistenza bradicardia, subito da un medico per un consulto accurato allo scopo di prevenire eventuali complicazioni.

Bradicardia, come si cura

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I trattamenti terapeutici in caso di bradicardia vengono scelti in funzione della causa eziologica, per cercare d’intervenire sulle cause scatenanti e procedere quindi ad una ripresa asintomatica, sebbene a seconda propria dei fattori multipli coi quali ci si trova a dover fare i conti, è possibile andare dalle semplici terapie farmacologiche sino a veri e proprio interventi chirurgici correttivi e di supporto.

Qualora i sintomi siano lievi e nell’anamnesi del soggetto non vengano rilevati particolari abitudini malsane, come il fumo di sigaretta oppure un alimentazione ricca di grassi, il decorso sarà del tutto asintomatico e privo di interventi di alcun genere, diverso è invece il discorso nel caso della presenza di questi ultimi, richiedendo di base una correzione delle abitudini. La scelta passerà ovviamente per una serie di test rivolti a poter ottenere una diagnosi certa, tra questi sicuramente spiccheranno, oltre alle analisi del sangue, l’ECG, ovvero l’elettrocardiogramma, spesso associato al test da sforzo ed il monitoraggio di Holter.

I seguenti sono infatti molto utili per stabilire l’eventuale presenza di placche aterosclerotiche, che indurranno a degli affaticamenti con dolore toracico dopo brevi sforzi, stabilendo una terapia a base di farmaci ricanalizzanti dalla durata variabile. In caso di precedenti terapie farmacologiche, magari con tipologie di farmaci definiti anti-ritmici, si procederà ad una correzione dedita a contrastarne l’abuso, la cui influenza potrebbe aver indotto la bradicardia, monitorando i risultati nel corso tempo.

Qualora invece, a seguito di diversi tentativi con scarsi risultati oppure di una forma grave, si procederà direttamente con l’intervento chirurgico allo scopo d’impiantare un supporto elettrico, in prossimità del cuore, che possa donare, in caso di assenza o riduzione, lo stimolo elettrico, generalmente fornito da alcune cellule specifiche, ovvero il nodo di Keith-Flack, sostituendolo e supportandolo tramite il pacemaker, uno strumento che si adatta alla funzionalità cardiaca attivandosi in caso di assenza di impulso elettrico e disattivandosi autonomamente, per evitare l’insorgenza di anomalia ritmiche, in caso di presenza o ripresa dello stesso.

Bradicardia, le cause

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Le cause che inducono l’insorgenza del quadro clinico noto come bradicardia, avendo un effetto di riduzione sulla frequenza cardiaca nei suoi vari stadi di complessità, sono multiple ed in realtà odiernamente, nonostante i vari strumenti di screening altamente sofisticati, non è possibile ottenere la piena ed assoluta certezza di quali, all’interno di un vasto gruppo che possono presentarsi all’anamnesi di un soggetto affetto, possano effettivamente avere indotto a complicanze nei confronti del muscolo cardiaco.

I primi fattori eziologici, nonostante le continue campagne d’informazione e prevenzione che mirano alla loro riduzione e correzione, sono sicuramente le abitudini alimentari e lo stile di vita, non a caso il consumo e l’abuso di alcool, oltre che di cibi che innalzano il tasso di colesterolo, presentano un elevato pericolo per l’intero sistema circolatorio, troppo spesso sottovalutato dalla popolazione che, in particolar modo nei paesi altamente industrializzati, è vittima negli ultimi 50 anni di un netto aumento della loro incidenza per i problemi cardiaci. A questi ultimi si legano poi le abitudini del fumo, le cui conseguenze, con picchi di consumo specialmente tra le donne, hanno assottigliato la soglia di rischio che favoriva, per l’insorgenza, nettamente il sesso maschile.

Superati i fattori abitudinari, entrano in gioco, come spesso accade, le terapie farmacologiche, non perché siano mal prescritte bensì a causa della difficoltà di molte soggetti che con l’avanzare dell’età non seguono tempi e criteri di assunzione come stabilito dal medico curante, trasformando i potenziali benefici i danni quotidiani, quasi al pari dell’assunzione di droghe, la cui incidenza sulla funzionalità cardiaca agisce direttamente sulla polarizzazione, ad opera delle cellule specializzate, dell’impulso elettrico, alterandone la funzionalità a causa, spesso, della morte stessa di queste cellule che non vengono rigenerate dall’organismo.

La presenza di tutti questi fattori insieme, o anche di una parziale fetta, può generare un rapido collasso del muscolo cardiaco con conseguenze irreparabili a lungo termine delle quali non si sospetta, è infatti questo uno dei principali problemi per l’approccio a patologie come la bradicardia, per la quale gli esami ad opera di specialisti arrivano quando i sintomi sono fin troppo conclamati e dopo un lasso di tempo superiore a quanto consentito per evitare che i danni diventino permanenti, tutto però dipende come sempre dalle cause, sebbene sia consigliato, in caso di sintomi primari, di sottoporsi rapidamente ad un controllo per escludere complicanze gravi.

Bradicardia, i consigli

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La prevenzione sulla bradicardia si basa principalmente su di una serie di linee guida che si pongono lo scopo d’intervenire sulle abitudini e lo stile di vita, ricorrendo soltanto in casi drastici e di cause eziologiche conclamate con una terapia farmacologica oppure con l’intervento chirurgico, questi ultimi con un range di possibilità d’intervento molto alto in alcune fasce d’età chiave come quella over 65, almeno stando alle attuali casistiche che però hanno evidenziato un netto miglioramento nel corso del tempo grazie al miglioramento generale della vita.

Il primo consiglio riguarda ovviamente l’alimentazione, il mantenimento di un certo e definito peso corporeo, secondo le moderne tabelle di peso forma adottate dai nutrizionisti, non è infatti rivolto all’idoneità di canoni puramente estetici bensì al mantenimento di un quadro clinico senza grandi alterazioni fisiologiche derivate dal sovrappeso, in particolare con l’eccessivo consumo di cibi che possano causare l’aumento del colesterolo che tende ad accumularsi sulle pareti dei vasi come placche aterosclerotiche, le cui conseguenza, oltre alla bradicardia, possono essere gravi inducendo ad infarto ischemico e possibilità di ictus cerebrale.

Le complicanze sin ora elencate possono essere indotte anche da un abuso del fumo, per il quale il consiglio principale è quello di smettere, e nel caso non si riesca di ridurre drasticamente il consumo di tabacco, che all’incirca i medesimi effetti, oltre a danneggiare direttamente i tessuti a causa della sempre più ridotta ossigenazione dei tessuti che vanno incontro ad una morte lenta, in particolare il muscolo cardiaco che perde molte delle sue naturali funzionalità.

Risulta altrettanto importante la corretta gestione delle terapie farmacologiche, oltre al non abuso di droghe, queste ultime andrebbero preferibilmente abolite in virtù dei danni che esse, se non tenute sotto controllo, possono indurre all’organismo in senso irrimediabile, si consiglia quindi un controllo costante, presso centri autorizzati, per valutare il proprio quadro clinico qualora se ne sia entrati in contatto oppure ci si sia sottoposti ad uso costante nel tempo.

A prescindere dal tipo di problema, considerando l’età uno dei fattori di rischio chiave, che col suo avanzare porta necessariamente ad un crollo della funzionalità cardiaca più o meno grave a seconda del soggetto, è molto importante, allo scopo di prevenire complicanze indesiderate ed attuare terapie tempestive, sottoporsi frequentemente a controlli coi vari test di screening che valutano la funzionalità cardiaca potendo dedurre a priori la necessità di eventuali interventi oppure di terapie farmacologiche di supporto, oltre a definire di base se la bradicardia manifesta sia derivata da cause esterne oppure rappresenti uno status fisiologico al quale può essersi adattato l’organismo nel corso del tempo e che spesso induce soggetti, che generalmente sono asintomatici, ad allarmarsi inutilmente quando si manifestano i primi sintomi anche casuali.

Approfondimenti online:

http://it.wikipedia.org/wiki/Bradicardia

http://www.medtronic.it/tua-salute/bradicardia/

http://www.my-personaltrainer.it/salute/bradicardia.html

http://www.albanesi.it/salute/sintomi/bradicardia.htm